Raspberry Terminal Server

Recentemente ho acquistato un giocattolino che mi servirà per studiare: si tratta di router Huawei modello AR1220VW. Una bella macchinina, nulla da dire, che consente di implementare tantissime funzioni.

Il problema è sorto quando ho cercato di condividere l’accesso alla macchina, per consentire ad altre persone di potersi esercitare con quell’hardware. La soluzione dell’accesso via telnet o ssh non è praticabile, in quanto mi costringerebbe a lasciare una interfaccia sempre configurata. Pertanto è necessario accedere via CONSOLE, utilizzando un terminal server.

Come fare per esportare via web una interfaccia seriale in modo BIDIREZIONALE? Viene in aiuto RFC2217 che tuttavia non è supportato da tutti i terminali (in realtà è supportato solo dal buon vecchio KERMIT). Allora occorre inventarsi qualche cosa di diverso: la risposta è arrivata dal programma “shellinabox“. Si tratta di un piccolo applicativo linux che esporta su un socket tutto lo I/O di un programma in esecuzione. Qualche informazione si trova anche QUI.

Io lo ho configurato in questo modo: shellinaboxd -p 4200 -s ‘/:root:root:/:minicom ‘ &

Una volta eseguita questa operazione… fine del gioco. E’ possible collegarsi con il browser alla server ed interagire con il dispositivo seriale.

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Fichissimo, soprattutto se si pensa che il tutto gira su una raspberry pi 2 e la connessione con il router è effettuata con un adattatore USB-Seriale. Mettendo un Hub USB e altri adattatori è possibile creare una stazione multi terminale in poche, semplici mosse!

Enne Di Bi – NDB

Casa nuova, antenna nuova vecchio vizio: ascoltare gli NDB. Ogni volta che ascolto qualche cosa di nuovo,  faccio sempre difficoltà nel trovare dei riscontri oggettivi su quello che le mie orecchie hanno sentito. Per tale motivo segnalo questo sito nel quale ho trovato molte utili informazioni.

Setup di ascolto: Yaesu FT-857, Mixer Behringer che funge da scheda audio USB, Spectran V2 e antenna realizzata da IW2EN, QTH: JN63QM.

02/02/2016 - 1330
Freq Indicativo Posizione Nazione Locator Distanza
311 DAN Danilvograd For Podgorica MNE JN92NN
319 VL Pula / Valtura HRV JN64VW
329 ZRA Zara HRV JN73RX
338 BLK Blackbushe ENG IO91NK
338 FOG Foggia ITA JN71Sk
340 PES Pescara ITA JN72CK
348 VL Topola SRB KN04ID
352 PLA Pola HRV JN64VV
356 FAL Falconara ITA JN63QP
375 ANC Ancona ITA JN63Ro
380 VEN Venezia ITA JN65DK
390 GAZ Gazoldo degli Ippoliti ITA JN55HE
384 BO Zara HRV JN74PE
387 LNE Linate ITA JN45PI
389 AVI Aviano ITA JN65FV
389 PZ Portoroz SVN JN65TL
395 RON Trieste ITA JN65QT
397 PRU Perugia ITA JN63GC
400 BRZ Fiume HRV JN75EK
400 COD Codogno Monzese ITA JN45SF
439 KO Rijeka / Krk / Kozala HRV JN75FI
443 NRD Inowroclaw POL JO92EU
473 BIA Rzeszow / Jasionka POL KO10BC
490 WAK Vakarel BUL KN12UN

Network Monitoring

Casa nuova, nuova rete, vecchie manie. Come già avevo fatto tanti, tanti anni addietro, ho installato tutto il necessario per monitorare le prestazioni della mia rete domestica. Questa è composta da un NAS, un AP, una MikroTik ed un server, oltre al router che fornisce la connettività verso Internet.

Il server ho deciso di realizzarlo sfruttando una board che avevo comperato nel 2011 e mai utilizzato: la cubieboard 2. Si tratta di un embedded basato su ARM A20, molto interessante e dotato di una buona dotazione di porte, compresa una SATA. Il sistema operativo (Debian per ARM) risiede su una SD da 16GB. La cubieboard è il cuore della mia rete e funge da server MySQL e aggregatore dei dati SNMP. Sono molto soddisfatto del suo funzionamento.

Per visualizzare i dati e le prestazioni dei sistemi mi sono inizialmente avvalso di Cacti, un sistema che conosco abbastanza bene ed utilizzo con successo anche in ufficio. Parallelamente ho voluto anche sperimentare LibreNMS.

Cacti è un sistema consolidato, che ha dalla sua una discreta community di utenti e un forum di supporto. L’aggiornamento del software è molto lento e la roadmap che si erano proposti gli autori è ampiamente non rispettata. Nel mio caso, l’ultima versione rilasciata ha funzionato al primo colpo, consentendomi di tracciare con discreta facilità i grafici di cui ho bisogno. Il supporto per hardware “moderni” è decisamente scarso: i template non sono aggiornatissimi e bisognerebbe mettersi a scrivere il proprio, per coprire esigenze paricolari.

LibreNMS è un pacchetto software per il monitoraggio della rete molto accattivante. Si installa davvero facilmente, non richiede esoterismi particolari. Ha un interfaccia grafica molto gradevole e molto dinamica, lasciando il puntatore su un host, compaiono delle miniature dei grafici salienti.

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Si possono configurare alerts, messaggi, e tutta una serie di features che rendono il prodotto particolarmente gradevole e abbastanza facile da usare. Il carico del POLLER sulla CPU del mio sistema si sente abbastanza, ma non ho mai avuto esperienza di rallentamenti o hang. Nella figura che segue, a sinistra il carico di sistema con LibreNMS+Cacti a destra solo con Cacti.

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Attualmente ho configurato il sistema con Cacti, in quanto più leggero e maggiormente leggibile per me che lo uso da 3 o 4 anni. La scelta è tuttavia non definitiva, in quanto LibreNMS è ancora presente nel mio server, ho solo momentaneamente disabilitato il poller. Appena avrò tempo, voglio lavorere un po’ con gli alert per cercare qualche nuova feature.

Buon monitoraggi e ricordate di cambiare la default community SNMP quando installate un prodotto di rete!

Africa TWIN!

Premessa: possiedo un KTM 990 Adventure Dakar del 2011. I commenti alla moto provata sono pertanto da intendersi pesati sulla base della mia esperienza.

Ho letto della possibilità di provare la AfricaTwin su Facebook e, incuriosito, ho aspettato una giornata di sole, calma e relax per fare la prova. Esteticamente la moto è bella, la livrea bianca mi ricorda la Africa Twin che sognavo da bambino. I volumi sono molto bilanciati e la moto non appare pesante. Cosa molto importante è molto bella anche senza borse (al contrario del GS che, a mio avviso, “non se guarda”).

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In sella si sta comodi è un pelino più bassa della Karota. Il serbatoio è un po’ grandino rispetto alla mia abitudine e mi fa sentire un po’ le gambe “larghe”. Le pedane hanno un buon grip. I blocchetti elettrici sono belli, per nulla dozzinali e non troppo farciti di pulsanti e funzioni. Ho trovato molto comoda la possibilità di escludere il traction control con un semplice pulsante, senza ricorrere a menu e programmazioni varie. Il cruscotto è molto chiaro, la velocità si legge bene e i giri motore anche. Le spie degli indicatori di direzione sono enormi, impossibile dimenticarli!

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Si parte! La sensazione è quella di una moto “comoda” e “facile”. Il motore è fantastico, spinge molto bene dal basso senza “pistonare” o strattonare. Pochissimo effetto on-off. Nella maggiore parte dei casi sono sempre partito in seconda, tanto è morbido il propulsore. Pensavo che l’elettronica avrebbe presentato un motore noioso, invece la potenza c’è e non è filtrata dal silicio delle centraline. Il controllo di trazione non è invasivo. Una volta disattivatolo la moto sfoggia un carattere piuttosto “pepato”. Su strada si guida molto bene ed è un attimo trovarsi  a  velocità da disintegrazione della patente, mi sembra molto progressiva a scendere in curva anche se va un po’ “tirata”. Sullo sterrato il comportamento è buono, in piedi si sta molto comodi e la moto risponde bene.

Cosa mi è piaciuto: la posizione in sella, la sensazione di estrema leggerezza della moto, il motore davvero gestibile e l’elettronica disattivabile.

Cosa non mi è piaciuto: i freni. L’anteriore è troppo aggressico per i miei gusti. Considerando la connotazione “enduro” della moto, ritengo che i due dischi a margherita siano troppo duri. Altro aspetto che mi convince poco è la eccessiva esposizione dei terminali di scarico davanti al propulsore. Sulla mia Karota l’anteriore è più pulito e meno “vulnerabile”.

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Per essere onesti attribuisco un voto 8 alla mia Karota. La nuova Africa Twin si merita un 9, soprattutto per la facilità di guida e la pastosità del motore.

Certo che salire di nuovo sulla Karota e scoprirla scontrosa, ignorante e con un motore infinito è… tutta un’altra musica: una bellissima musica!

Buone Vacanze

Qualche notizia prima della pausa di fine anno:

  • il progetto lo ho rilasciato con 10 giorni di anticipo rispetto alla data che mi ero prefissato.
  • Ci sono ancora degli aspetti da migliorare, per essere una V1.0 è venuta bene!
  • La board V3.2 che supporterà meglio la famiglia ILCDFSL è matura, spero di metterci le mani dopo le feste.
  • Ho iniziato altri 2 progetti, che poco hanno a che fare con il mondo delle microonde. Cambiare argomento è bello!

Buone feste a tutti!

Aggiornamento DFS

Visto l’interesse mostrato da alcuni OM (che ringrazio), mi sembra doveroso fare un aggiornamento sullo stato del progetto.

Ho ripreso lo sviluppo del sfotware. In particolare mi sto dedicando al debug del codice sulla scheda definitiva. Ci sono un po’ di registri che non ne vogliono sapere di collaborare, qualche problemino hardware e tanti test da condurre. Oggi sono riuscito a finire il test del primo sintetizzatore. Esito positivo, pertanto procedo con il secondo. La strada è ancora lunga ma dovrei andare abbastanza spedito.

Giusto per condividere le operazioni che sto compiendo: ogni sintetizzatore viene collegato alla PicBoard e ne vengono verificate tutte le frequenze. Se c’è qualche cosa che non va intervengo sul software o sull’hardware ed apporto in parallelo le correzioni sui manuali.

Abbiate fiducia&pazienza che il materiale tra poco arriva!

Tornato all’opera

Un mese e mezzo. E’ volato! Tante sono state le cose che ho fatto, visto e detto in questi 45 giorni. Sono stato impegnato in un progetto grande, anzi grandissimo.

Adesso mi rimetto all’opera con qualche idea in meno, persa tra scatoloni e stanchezza e la voglia di completare il progetto PicBoard quanto prima.

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A presto con nuovi aggiornamenti!

La tosatrice

Una tosatrice è uno strumento elettromeccanico a batteria molto caro ai barbieri e parrucchieri. Ne esistono di millanta marche e modelli, con costi che vanno da 10euro (poco meglio di un tosapecore) a qualche centinaio di euro (un sogno).

Mi è capitata tra le mani una tosatrice della Panasonic ER-1610 bisognosa di cure: ricoverata con una insufficienza energetica grave ed impossibilità di essere usata anche se collegata alla alimentazione a 220V. La diagnosi è stata “batteria da sostituire”.

Aprire la tosatrice è una impresa. In effetti sarebbe più corretto parlare di “scassinare” l’oggetto. In internet si trova una scarnissima guida che ha comunque dato una interessante indicazione: la posizione dell’ultima vite!

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Occorre mettere l’anima in pace. Per quanto la tosatrice possa essere pulita, il piano di lavoro sarà pieno di capelli, di dimensioni minuscole, fastidiosissimi. Le batterie sono molto strane e piuttosto costose. Io le ho comperate su Amazon.

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Installate le batterie deve essere rimontato il terribile oggetto. La chiusura della scocca è piuttosto semplice, e procede senza intoppi.

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Interessante è rimontare la rotella di regolazione della sfumatura. Si tratta di un complesso “rotella – molla – slide – fermo in metallo” che esibisce la piacevole tendenza a volare via. L’unica maniera per tenerla a bada è installare rapidamente la rotella e tenerci un dito sopra.

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Altro elemento simpatico da inserire è il gancio metallico di regolazione della testina. Ha un incastro davvero simpatico.

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I gusci che sorreggono la testina (nero e grigio) debbono essere installati al termine delle operazioni di montaggio e PRIMA di inserire la placca metallica di fissaggio. Non è semplicissimo fare combaciare tutti i pezzi, ma con un po’ di pazienza alla fine il lavoro riesce!

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Buona tosata!

Eagle, creare una board da una jpg!

Qualche tempo addietro un amico mi ha riportato la esigenza di riprodurre dei vecchi stampati utilizzati per un progetto datato. Di questi è presento solo qualche fotocopia dei layout originali, nassuno schematico. Mi sono attivato per vedere se si riuscisse a creare qualche cosa con Eagle, partendo da una scansione del foglio con il layout.

Il primo step è quello di scansire l’immagine, sperando che sia stata stampata in scala 1:1. Nell’eseguire la scansione annotare da una parte il valore del DPI utilizzato e eseguire lo scan in bianco e nero, a due colori. L’immagine deve essere salvata come BMP e ritagliata in modo da includere solo la parte di interesse.

Fatto questo è possibile importare l’immagine in una board Eagle, utilizzando File->Import->Bitmap.

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Prima dell’importazione Eagle chiede quali siano, tra i tanti rilevati, i colori da prendere in considerazione. Selezionare il bianco ed il nero.

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Fatto questo si apre una finestra nella quale dobbiamo mettere il fattore di scala. Se l’immagine scansita era stata stampata 1:1 e sappiamo la risoluzione di scansione è meglio affidarsi al DPI.

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Se ci sono dubbi sulla effettiva scala usata nella stampa dell’originale occorre procedere per… tentativi. In un caso ho proceduto in questo modo:

  • identificare un componente dello stampato con un footprint noto (TO92, DIP16);
  • importare la scansione impostando il DPI pari a quello della acquisizione;
  • confrontare il footprint noto con quello della libreria;
  • se non coincidono alla perfezione, cambiare DPI e reimportare l’immagine.
  • procedere fino a che il match non è perfetto.

Una volta che abbiamo l’immagine è necessario creare i fori di montaggio e le piste. Come primo passo si posizionano i fori.

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Quindi si collegano tra loro con il “signal” e poi si effettua un manual-routing dei segnali.

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Le zone più ampie possono essere coperte da poligoni, avendo l’accortezza di deselezionare il thermal e impostare isolate al minimo (non a zero).

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Dopo qualche ora di lavoro (svariate), il risultato è dignitoso.

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Buon lavoro. Sono sicuro che quando farete un progetto, la prima cosa che salverete sarà lo schematico!

 

 

I 5 passi

Un’altra escursione tipica delle mie gite in montagna: i 5 passi del Trentino Alto Adige Est. Si parte da Bolzano, percorrendo la Val D’Ega e poi il passo Costalunga. Si sfila accando al lago di Carezza (troppe macchine, moto e persone) fino a raggiungere la Valle di Fassa. A questo punto è necessaria una piccola divagazione per raggiungere i piedi del ghiacciaio della Marmolada e fare una foto accanto al cartello del Passo Fedaia.

Tornati indietro sui propri passi si percorre il passo Pordoi, il Campolongo e quindi il Gardena. Sosta a Selva di Valgardena e rientro da Bolzano.

Alcuni commenti:

  • troppo, troppo, troppo traffico. Soprattutto di persone che non sono abituate alla guida in montagna e voglio salire sul Pordoi a 35km/h. O scendere solo di freni a 40km/h. State a casa.
  • Brutto spettacolo quello offerto da 3 turisti austriaci a bordo di macchine supersportive. Hanno percorso i passi lasciando lunghe sgommate in ogni dove e si sono prodigati in sorpassi ai limiti della decenza. Fate i buzzurri a casa vostra, ne abbiamo tanti dei nostri.
  • Ci si abitua molto facilmente alle temperature dei passi: sempre tra i 20 e 25 gradi. Quando siamo scesi a Bolzano ne abbiamo trovati 38. Abbiamo rischiato l’infarto.

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Notare la media in movimento, comprensiva del tratto autostradale Bolzano, Mezzocorona. Da fare venire i brividi!