Aggiornamento DFS

Visto l’interesse mostrato da alcuni OM (che ringrazio), mi sembra doveroso fare un aggiornamento sullo stato del progetto.

Ho ripreso lo sviluppo del sfotware. In particolare mi sto dedicando al debug del codice sulla scheda definitiva. Ci sono un po’ di registri che non ne vogliono sapere di collaborare, qualche problemino hardware e tanti test da condurre. Oggi sono riuscito a finire il test del primo sintetizzatore. Esito positivo, pertanto procedo con il secondo. La strada è ancora lunga ma dovrei andare abbastanza spedito.

Giusto per condividere le operazioni che sto compiendo: ogni sintetizzatore viene collegato alla PicBoard e ne vengono verificate tutte le frequenze. Se c’è qualche cosa che non va intervengo sul software o sull’hardware ed apporto in parallelo le correzioni sui manuali.

Abbiate fiducia&pazienza che il materiale tra poco arriva!

Tornato all’opera

Un mese e mezzo. E’ volato! Tante sono state le cose che ho fatto, visto e detto in questi 45 giorni. Sono stato impegnato in un progetto grande, anzi grandissimo.

Adesso mi rimetto all’opera con qualche idea in meno, persa tra scatoloni e stanchezza e la voglia di completare il progetto PicBoard quanto prima.

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A presto con nuovi aggiornamenti!

La tosatrice

Una tosatrice è uno strumento elettromeccanico a batteria molto caro ai barbieri e parrucchieri. Ne esistono di millanta marche e modelli, con costi che vanno da 10euro (poco meglio di un tosapecore) a qualche centinaio di euro (un sogno).

Mi è capitata tra le mani una tosatrice della Panasonic ER-1610 bisognosa di cure: ricoverata con una insufficienza energetica grave ed impossibilità di essere usata anche se collegata alla alimentazione a 220V. La diagnosi è stata “batteria da sostituire”.

Aprire la tosatrice è una impresa. In effetti sarebbe più corretto parlare di “scassinare” l’oggetto. In internet si trova una scarnissima guida che ha comunque dato una interessante indicazione: la posizione dell’ultima vite!

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Occorre mettere l’anima in pace. Per quanto la tosatrice possa essere pulita, il piano di lavoro sarà pieno di capelli, di dimensioni minuscole, fastidiosissimi. Le batterie sono molto strane e piuttosto costose. Io le ho comperate su Amazon.

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Installate le batterie deve essere rimontato il terribile oggetto. La chiusura della scocca è piuttosto semplice, e procede senza intoppi.

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Interessante è rimontare la rotella di regolazione della sfumatura. Si tratta di un complesso “rotella – molla – slide – fermo in metallo” che esibisce la piacevole tendenza a volare via. L’unica maniera per tenerla a bada è installare rapidamente la rotella e tenerci un dito sopra.

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Altro elemento simpatico da inserire è il gancio metallico di regolazione della testina. Ha un incastro davvero simpatico.

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I gusci che sorreggono la testina (nero e grigio) debbono essere installati al termine delle operazioni di montaggio e PRIMA di inserire la placca metallica di fissaggio. Non è semplicissimo fare combaciare tutti i pezzi, ma con un po’ di pazienza alla fine il lavoro riesce!

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Buona tosata!

Eagle, creare una board da una jpg!

Qualche tempo addietro un amico mi ha riportato la esigenza di riprodurre dei vecchi stampati utilizzati per un progetto datato. Di questi è presento solo qualche fotocopia dei layout originali, nassuno schematico. Mi sono attivato per vedere se si riuscisse a creare qualche cosa con Eagle, partendo da una scansione del foglio con il layout.

Il primo step è quello di scansire l’immagine, sperando che sia stata stampata in scala 1:1. Nell’eseguire la scansione annotare da una parte il valore del DPI utilizzato e eseguire lo scan in bianco e nero, a due colori. L’immagine deve essere salvata come BMP e ritagliata in modo da includere solo la parte di interesse.

Fatto questo è possibile importare l’immagine in una board Eagle, utilizzando File->Import->Bitmap.

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Prima dell’importazione Eagle chiede quali siano, tra i tanti rilevati, i colori da prendere in considerazione. Selezionare il bianco ed il nero.

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Fatto questo si apre una finestra nella quale dobbiamo mettere il fattore di scala. Se l’immagine scansita era stata stampata 1:1 e sappiamo la risoluzione di scansione è meglio affidarsi al DPI.

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Se ci sono dubbi sulla effettiva scala usata nella stampa dell’originale occorre procedere per… tentativi. In un caso ho proceduto in questo modo:

  • identificare un componente dello stampato con un footprint noto (TO92, DIP16);
  • importare la scansione impostando il DPI pari a quello della acquisizione;
  • confrontare il footprint noto con quello della libreria;
  • se non coincidono alla perfezione, cambiare DPI e reimportare l’immagine.
  • procedere fino a che il match non è perfetto.

Una volta che abbiamo l’immagine è necessario creare i fori di montaggio e le piste. Come primo passo si posizionano i fori.

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Quindi si collegano tra loro con il “signal” e poi si effettua un manual-routing dei segnali.

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Le zone più ampie possono essere coperte da poligoni, avendo l’accortezza di deselezionare il thermal e impostare isolate al minimo (non a zero).

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Dopo qualche ora di lavoro (svariate), il risultato è dignitoso.

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Buon lavoro. Sono sicuro che quando farete un progetto, la prima cosa che salverete sarà lo schematico!

 

 

I 5 passi

Un’altra escursione tipica delle mie gite in montagna: i 5 passi del Trentino Alto Adige Est. Si parte da Bolzano, percorrendo la Val D’Ega e poi il passo Costalunga. Si sfila accando al lago di Carezza (troppe macchine, moto e persone) fino a raggiungere la Valle di Fassa. A questo punto è necessaria una piccola divagazione per raggiungere i piedi del ghiacciaio della Marmolada e fare una foto accanto al cartello del Passo Fedaia.

Tornati indietro sui propri passi si percorre il passo Pordoi, il Campolongo e quindi il Gardena. Sosta a Selva di Valgardena e rientro da Bolzano.

Alcuni commenti:

  • troppo, troppo, troppo traffico. Soprattutto di persone che non sono abituate alla guida in montagna e voglio salire sul Pordoi a 35km/h. O scendere solo di freni a 40km/h. State a casa.
  • Brutto spettacolo quello offerto da 3 turisti austriaci a bordo di macchine supersportive. Hanno percorso i passi lasciando lunghe sgommate in ogni dove e si sono prodigati in sorpassi ai limiti della decenza. Fate i buzzurri a casa vostra, ne abbiamo tanti dei nostri.
  • Ci si abitua molto facilmente alle temperature dei passi: sempre tra i 20 e 25 gradi. Quando siamo scesi a Bolzano ne abbiamo trovati 38. Abbiamo rischiato l’infarto.

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Notare la media in movimento, comprensiva del tratto autostradale Bolzano, Mezzocorona. Da fare venire i brividi!

La Vacca Nonesa

Nulla a che fare con l’ovino del Trentino. Si tratta di una ferrovia della quale si possono avere informazioni tramite WikiPedia. Approfittando del giorno di pioggia, abbiamo aprofittato del simpativo mezzo di locomozione per raggiugere Trento.

Immancabile ho effettuato il tracking del percorso con il GPS. Il risultato è interessante:

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Il simpatico trenino si muove ad una media ciclistica, ma affronta salite di tutto rispetto e si snoda sonnacchioso nella Val di Non ed in Val di Sole. Ideale per un turista che voglia osservare il torrente Noce fino a valle. Qualche volta la velocità è fin troppo limitata, ma per una gitarella va bene!

Dolomiti!

I miei 4 passi: Palade, Stelvio, Gavia e Tonale. Sono una manciata di kilometri, non oltre i 300. Però ci vuole una giornata per farli, tanto è bassa la velocità media possibile. Il percorso che abbiamo seguito è questo (manca la prima parte in quanto mi ero scordato di attivare il tracker).

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La salita sul passo Palade è facile e bella. La strada è ampia ma non particolarmente panoramica. Diverso nella salita sullo Stelvio. Abbiamo messo alla frusta il Ktm cercando di salire con una buona media. Peccato che verso la fine della salita, per cause ancora da determinare, abbia iniziato a perdere potenza. Come se mancasse la benzina: strattoni e pochissima potenza, tanto che sono salito con un filo di gas in prima. Piuttosto preoccupati abbiamo pranzato e, alla ripartenza, tutto passato. Vai a capire che cavolo era successo…

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Il passo Gavia è sempre una emozione grandissima. Strada minuscola, rovinata, stretta, difficile. Arrivati in cima è tutto dimenticato, panorama mozzafiato, arietta frizzantina e il ghiacciaio sopra la testa. Magnifico.

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La discesa è sempre emozionante. Nella parte iniziare è difficile raggiungere i 40km/h, visto che la strada è troppo stretta anche per due moto!

Per curiosità ho effettuato il tracking della gita con Google MyTracks:

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Siete appassionati di montagna e di moto? Allora fate questo giro!

GoPro

Estate. Tempo di moto. Moto. Tempo di GoPro.

Ultimamente mi sto divertendo molto con la GoPro, penso che il merito sia anche del NAS, nel quale posso archiviare tutte le schifezze che riprendo. Una delle ultime produzioni video riguarda un esperimento in notturna: Sirolo -> Ancona (il monte) alla sola luce del faro del Kappone. Le riprese sono notevolmente rumorose, ma interessanti. Per gli amanti della tecnologia, si tratta di una GoPro Hero3.

Estate, tempo di…

Potrei anche chiudere qui la frase: Estate=tempo.

Negli ultimi giorni ho avuto finalmente il tempo di giocare un po’ con una cella di Peltier. Avevo acquistato il componente in inverno, in modo da preparare un minifrigo per l’estate. Il tempo è tiranno e solo negli ultimi due giorni ci ho messo le mani.

Premessa. Da qualche tempo utilizzo, per bere, una borraccia in alluminio della Scout Tech, in modo da non avere sempre tra i piedi le bottiglie di plastica. L’idea che mi è venuta è questa: se appoggio la borraccia sulla cella di Peltier, riesco a mantenere l’acqua fresca durante tutto il periodo lavorativo.

Mi sono messo all’opera, con una cella da 60W (se ricordo bene). L’ho installata su un dissipatore e ho dato tensione.

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Il lato freddo è correttamente freddo ma quello caldo arde! Sono quindi nati tre giorni di prove alla ricerca del dissipatore migliore (recuperato poi in un armadio di ciarpame), dell’alimentare migliore (ex-pc del 2003) e di qualche ventola per raffreddare il dissipatore (ex alimentatore).

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Ne è nato un “accrocco” davvero inguardabile ma perfettamente funzionante. Adesso voglio però migliorare alcuni aspetti: Dissipatore più grade, alimentatore migliore e cella più potente. il tutto spendendo il giusto (20 euro).

Buon divertimento!

EXPO 2015

Un brevissimo resoconto della mia esperienza EXPO2015.

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Per chi viene da un paese vestito da città l’arrivo ad EXPO è già fonte di emozioni. Le dimensioni sono fuori scala. Abituati al grande supermercato con 32 casse, avere davanti agli occhi più di 50 gate di ingresso è già scioccante. Dopo i controlli di sicurezza si arriva al “decumano”, la via principale della fiera. Lunghissima, non si vede la fine. Larghissima che ci vuole tempo per attraversarla. E tutto intorno i padiglioni tematici e delle varie nazioni. Immensi, curatissimi nei dettagli maniacali, con delle soluzioni davvero avveneristiche per il design o l’ingegneria.

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I percorsi tematici sono davvero interessanti. In particolare mi ha colpito quello relativo al “riso”. Si parla di riso attraversando i paesi che ne sono maggiori produttori a livello mondiale, potendo annuasare i profumi della loro cucina, ammiare la produzione del loro artigianato o rimanere basiti di fronte alla loro musica e danza tradizionale. Intanto cartelloni tematici, video ed opuscoli ricordano che EXPO non è una sagra. E’ un percorso culturale, di formazione personale, di crescita e come tale andrebbe affrontato. Peccato che non sia sempre così. Le informazioni scientifiche ed economiche ci sono, ma spesso sono stato distratto dalla architettura e da aspetti più facilmente fruibili di un poster. Colpa della stanchezza, del clima di festa e della gola.

Davvero è una bella impressione vedere tante persone di etnie diverse in uno spazio così piccolo (rispetto alla superficie terrestre), e potere viaggiare come saltimanchi impazziti da un continente all’altro, da una informazione alla successiva ed apprendere che in Iran si producono tantissime spezie e the (e ci sono bevande buonissime), che in Qatar si importa il 94% del cibo, ma si sta lavorando moltissimo per migliorare la tecnologia agrolimentare. O che in Cina ci sono delle tradizioni antichissime anche rispetto alla storia europea (coltivazione del riso o del the). O anche che in Laos preparano delle insalate piccantissime (ho pianto per quasi 5 minuti) ed i piatti principali (così come in Vietnam) sono a base di RISO!

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Si rimane colpiti di fronte alla magnificenza di alcuni padiglioni: quello Israeliano con le coltivazioni a “parete”, quello Tedesco che ha un design davvero imperdibile, quello Brasiliano che consente di volare sulla foresta e sulle teste delle persone (donne con le gonne, attenzione, da sotto lo “spettacolo” è garantito!). La fortuna è stata anche quella di trovare le celebrazioni della comunità Giapponese, con tanto di sfilate, dimostrazioni e tanto folklore.

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Molto suggestivo il campo di spighe di grano allo stand Cinese. Vale la visita!

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L’albero della vita è immenso, bellissimo. Tutto ha un fascino molto magico ma induce anche a qualche riflessione. Quanto è costato tutto questo? Che fine faranno i praticelli ebosi e le strutture una volta finito tutto? Il padiglione del  Giappone o quello del Marocco saranno smontati e portati via? O rimarranno ad imperitura memoria di soldi che dovevano essere spesi meglio?

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Andateci, ma non riempitevi solo la panza (i prezzi non sono popolari, l’acqua in bottiglia si paga anche 2 euro, ma si sono i distributori gratis!), ma anche gli occhi. Stringete le mani alle persone, parlateci, leggete i poster ed i disegni dei bambini. Quella è la vera ricchezza dell’EXPO: le persone!