Archivi categoria: Vita e sopravvivenza

Irrigazione a “goccia”

Stanco di vedere soccombere le piante in terrazzo ai rigori dell’estate, ed ancora più stanco di passare 20 minuti ogni sera ad annaffiare il giardino mi sono deciso: impianto di irrigazione automatica!

Si parte con il terrazzo, obbiettivo è quello di fornire acqua a 9 fioriere in plastica nelle quali sono adagiate 18 piante. Piccola consultazione del sito Claber, poi un viaggio da Maxi Garden ed una chiacchierata con il personale (competente, gentile, disponibile) e torno a casa con il primo kit:

Circa 3 ore di lavoro per forare il mobile del terrazzo, fissare il tubo al muro, realizzare gli attacchi dei tubetti capillari e montare i gocciolatori. Almeno un’altra ora è servita per ottimizzare l’impianto e tarare tutto il sistema. Ho previsto due cose utili:

  • un rubinetto di svuotamento in corrispondenza della piletta di scarico del terrazzo –
    Claber 91280;
  • un rubinetto sezionatore tra la parte soleggiata del terrazzo e quella in ombra –
    Claber 91280;

vista del tubo collettore da 16mm

particolare del gocciolatore

gocciolatore

scarico dell’impianto

sezionatore

In giardino ho una aiuola  a forma di U rovesciata, discretamente estesa. Non potendo contare sulla sola micro irrigazione (la siepe chiede parecchia acqua), ho realizzato un sistema misto. Il lavoro ha richiesto circa 4 ore.

centralina e sdoppiatore

tubo gocciolante

micro irrigatore

gocciolatori

il sistema in azione

Sarà che quest’anno sembra di avere i monsoni, ma le piante sono davvero in splendida forma!

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Impazzire con la mail

Ho diversi sistemi linux-based sparsi in giro per la provincia. In tutti ho uniformato la configurazione del sistema di gestione della posta elettronica, impostando un funzionamento come “satellite” ed usando gmail per il lavoro “sporco”.

Uno dei miei sistemi, con sistema operativo Debian 9.4 si è sempre rifiutato di inviare la mail a “se stesso”. L’errore che ho sempre ottenuto è:

DNS Error: 21091730 DNS type ‘mx’ lookup of linuxade responded with code NXDOMAIN Domain name not found: linuxade

Ho controllato l’output del comando:
root@linuxade:/etc# exim4 -bP primary_hostname
primary_hostname = localhost

Ho provato un sacco di strade diverse. L’unica azione che ha risolto il problema è stata la riconfigurazione di /etc/hosts nella sezione ipv6 passando dalla prima alla seconda versione. La prima scrittura penso sia stata una configurazione temporanea per fare qualche prova.

# The following lines are desirable for IPv6 capable hosts
::1  localhost ip6-localhost ip6-loopback linuxade

# The following lines are desirable for IPv6 capable hosts
::1 ip6-localhost ip6-loopback

Cambiato il contenuto del file, riavviato exim4, adesso il comando viene eseguito correttamente:
root@linuxade:/etc# exim4 -bP primary_hostname
primary_hostname = linuxade

Finalmente mi arrivano le email con gli errori dovuti all’esecuzione degli script!

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USB Disk Docking Adapter. Pare facile!

Come passare un paio di ore a debuggare un problema.

Disco1 e Disco2 sono due HD identici della Western DIgital da 4TB che utilizzo per fare i backup off-line. Copio i files e poi li stacco e li metto in un cassetto. Disco1 lo uso prevalentemente con una docking station USB della Sabrent, modello DS-UBLK USB3.0, collegata al desktop con sistema operativo Linux. Prendo il disco, creo la partizione (GPT) e ci metto supra un bel File System ext4. Copio i files tutto funziona bene. Succede poi che io debba usare Disco1 per fare il backup con “Clonezilla” di una macchina che non è nella mia stanza. Prendo Disco1, un adattatore SATA USB della Vultech, avvio Clonezilla e non trovo la partizione. Vabbè, ho fretta e prendo quindi Disco2 (sempre attaccato al Vultech), creo una partizione ed un FS e procedo aul backup.

Tornato in ufficio tutto funziona: Disco1 nella docking, Disco2 attaccato al Vultech e posso spostare i files come mi pare.

Per fare una prova e cercare di capire come mai sul Vultech non riesco a leggere Disco1, inverto la posizione dei dischi: Disco1 e Disco2 sono illeggibili se scambio gli adattatori (Disco2 è attaccato alla docking e visto come /dev/sdc, Disco1 è collegato alla Vultech e visto come /dev/sdd):

root@hp-ufficio:~# fdisk -l /dev/sdc
Disk /dev/sdc: 3,7 TiB, 4000787030016 bytes, 976754646 sectors
Units: sectors of 1 * 4096 = 4096 bytes
Sector size (logical/physical): 4096 bytes / 4096 bytes
I/O size (minimum/optimal): 4096 bytes / 33550336 bytes
Disklabel type: dos
Disk identifier: 0x00000000

Device Boot Start End Sectors Size Id Type
/dev/sdc1 1 4294967295 4294967295 16T ee GPT

root@hp-ufficio:~# fdisk -l /dev/sdd
GPT PMBR size mismatch (976754645 != 3519069871) will be corrected by w(rite).
Disk /dev/sdd: 3,7 TiB, 4000787030016 bytes, 7814037168 sectors
Units: sectors of 1 * 512 = 512 bytes
Sector size (logical/physical): 512 bytes / 512 bytes
I/O size (minimum/optimal): 512 bytes / 512 bytes
Disklabel type: dos
Disk identifier: 0x00000000

Device Boot Start End Sectors Size Id Type
/dev/sdd1 1 976754645 976754645 465,8G ee GPT

Le dimensioni riportate da fdisk sono completamente errate e non posso accedere alle partizioni:

root@hp-ufficio:~# blockdev –getbsz /dev/sdc1
blockdev: cannot open /dev/sdc1: No such file or directory
root@hp-ufficio:~# blockdev –getbsz /dev/sdd1
blockdev: cannot open /dev/sdd1: No such file or directory
root@hp-ufficio:~#

Tuttavia la dimensione dei dischi viene correttamente rilevata con i comandi a basso livello:

root@hp-ufficio:~# sg_readcap –16 /dev/sdc
Read Capacity results:
Protection: prot_en=0, p_type=0, p_i_exponent=0
Logical block provisioning: lbpme=0, lbprz=0
Last logical block address=976754645 (0x3a3817d5), Number of logical blocks=976754646
Logical block length=4096 bytes
Logical blocks per physical block exponent=0
Lowest aligned logical block address=0
Hence:
Device size: 4000787030016 bytes, 3815447.8 MiB, 4000.79 GB
root@hp-ufficio:~# sg_readcap –16 /dev/sdd
Read Capacity results:
Protection: prot_en=0, p_type=0, p_i_exponent=0
Logical block provisioning: lbpme=0, lbprz=0
Last logical block address=7814037167 (0x1d1c0beaf), Number of logical blocks=7814037168
Logical block length=512 bytes
Logical blocks per physical block exponent=0
Lowest aligned logical block address=0
Hence:
Device size: 4000787030016 bytes, 3815447.8 MiB, 4000.79 GB
root@hp-ufficio:~#

Mi gratto la testa ed inizio a cercare qualche notizia in rete. Incappo in un paio di post in cui si parla di problemi analoghi e di questo problema. Decido quindi di aggiornare il firmware della docking, seguendo le istruzioni trovate in questo sito. L’aggiornamento è fattibile solo in ambiente windows. Il firmware originale del dispositivo (acquistato a febbraio 2018) è davvero vecchio. Installo la versione 124. Dopo l’aggiornamento la situazione è questa:

Disco2, creato con Vultech e messo nella docking station funziona perfettamente.
Disco1, creato con la docking prima dell’aggiornamento, collegato alla Vultech non viene visto, se collegato alla docking idem. Problema risolto? Provo a ricreare una partizione ed un file system su Disco1 nella docking. Adesso funziona tutto, il Vultech vede il disco e la partizione e li usa correttamente!

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Lavori e sensori

In soffitta è presente un sensore BME280 che monitòra temperatura, umidità e pressione. Fino ad oggi ha fornito dati molto interessanti, che mi hanno fatto capire come il sottotetto della mia abitazione sia davvero coibentato in modo “povero”.

Nella speranza di migliorare il comfort termico di casa, ho iniziato dei lavori di coibentazione, utilizzando polisterene estruso da 50mm (LAPE XDUR 300W). I pannelli li incollo con Mapetherm Ar1 gg del quale sono riuscito a capire la corretta miscelazione solo ieri (dopo 25kg). Una volta incollati i pannelli, applico un sottile strato di Rasacote 5, la rete e quindi nuovamente l’intonaco. Questo è a base gesso e rilascia tantissima acqua. Tutta questa acqua satura il sottotetto, come evidenziato dall’andamento di temperatura ed umidità.

Il calo drastico dell’umidità nel grafico è dato dalla apertura della finestra, che ha fatto “defluire” l’aria calda ed umida presente nell’ambiente. Spero di finire in fretta i lavori per potere avere un riscontro sul “caldo” nel sottotetto.

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Ammazza che freddo

Malgrado la stazione meteo sia ancora fuori uso, ho raccolto i dati del sensore in soffitta.

Alcune note:

  • 24 febbraio – sabato caldo con venti da sud;
  • 25 febbraio – domenica con notevole peggioramento del tempo;
  • 26 febbraio – prime nevicate;
  • 27 febbraio – forte neve, ormai sul tetto ce ne sono almeno 30 cm;
  • 02 marzo – rialzo termico

La temperatura di 8 gradi in soffitta è indice di due cose:

  • la coibentazione del tetto è piuttosto fiacca (e questo lo sapevo);
  • il “tappo” sulle scale della soffitta funziona bene.

Anche l’umidità è pressochè costante.

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Le avventure del KOBO

Ottobre 2016, compero il mio primo e-book reader.
Ottobre 2017, celebro la morte del mio primo e-book reader.

Il KOBO Aura (N514) mi ha regalato un anno di lettura davvero spensierata, corredato della sua bella custodia protettiva. Due giorni fa è caduto a terra, di lato. Non mi sono preoccupato della cosa, visto che l’apparato non ha mostrato malfunzionamenti. Lo ho usato per circa 1 ora senza problemi, ho finito di leggere un libro e ne ho iniziato un altro.

Alla successiva riaccensione mi sono reso conto che lo schermo dava segni di squilibrio, con una sezione che era sensibile al tocco ma non aggiornava il contenuto. Una rapida ricerca in rete ha dimostrato che la causa poteva essere il vetro rotto.

Ho smontato l’oggetto, non senza qualche difficoltà. Aprire un KOBO è un po’ complesso. Si può smontare in due modi, dallo schermo o dal bordo. Se si ha necessità di rimpiazzare lo schermo si deve procedere ad uno smontaggio completo. Consiglio di rimuovere prima l’elettronica, in modo da potere scollegare agevolmente i cavi di controllo dello schermo.

Accedere all’elettronica è semplice, basta usare un taglierino molto affilato ed infilarlo nello spazio tra il guscio posteriore e la plastica di abbellimento.

 

Sono presenti dei ganci in plastica che possono essere sganciati con un plettro, una volta che si è creato lo spazio per il suo inserimento. In questa foto si possono apprezzare ed è possibile capire la loro distanza dal bordo del dispositivo.

Lo schermo lo ho rimosso con due plettri per chitarra elettrica (Fender Thin e Dunlop 0.73), facendoli passare nella fessura dello schermo e togliendo il potente biadesivo nero presente. Attenzione che nella parte bassa della cornice sono presenti i flat cables di collegamento con il display, meglio non danneggiarli.

Per cercare un ricambio adeguato è necessario conoscere il codice del display, ed è possibile leggerlo sul flat cable:

Purtroppo non ho potuto procedere alla riparazione in quanto il ricambio costa mediamente una 55na di dollari. Troppo in considerazione del fatto che il dispositivo nuovo ne costa 99.

Alcuni siti che possono essere utili per trovare informazioni:

e-ink-reader

aliexpress

Appena ne ricompero uno nuovo, cambio custodia!

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Maledetto ossido!

Situazione: sensore di temperatura collegato alla cubieboard attraverso un breve cavo e due connettori a passo 2.54mm. Tutto funziona regolarmente. All’improvviso ieri sera, noto che i dati del sensore meteo non si aggiornano più.

Faccio una scansione del bus I2C e, meraviglia delle meraviglie, non trovo nulla. Bizzarro, non ci sono stati sbalzi di tensione, fulmini, black-out. Sono giorni che non salgo di sopra a fare un giro.

Ipotizzo che sia un problema di ossidazione, dato dalla mostruosa combinazione di umidità e temperatura che regna sovrana in quel luogo. Per dare credito alla mia ipotesi non tocco nulla, mi reco al solito negozio di materiale elettronico (Electronic Fittings) e compero uno spray disossidante della DUE-CI: il R-11 contact cleaner.

Lo spruzzo direttamente nella femmina del connettore al quale è collegato il sensore e invio un timido comando “i2cdetect -y 1”. Meraviglia delle meraviglie, tutto torna a funzionare. Dalla prossima volta si salda tutto!

 

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L’angolo del ciambotto.

Se dovessimo giudicare la nostra civiltà da quello che si vede in rete, avremmo una visione un po’ distorta: pieno di fotografi ovunque, che si destreggiano impavidi negli spazi di colore più impensati. Sportivi ovunque che riprendono e pubblicano video in ogni dove. Soprattutto un tasso enorme di geni, visto che sui blog tutti i progetti funzionano, danno i risultati sperati, non si guastano mai.

Io invece faccio delle foto discutibili, posto anche i video di quando mi parte l’anteriore a motocross e voglio dedicare un post alla mia ultima cialtronata.

Devo monitorare lo stato di una finestra con la (infame) CubieBoard. Bene, prendo un sensore magnetico e lo collego al GPIO. Ottimo.

Fantastico vero? Un occhio meno “rincoglionito” del mio, noterà sicuramente che se il contatto sulla finestra è aperto, il piedino della GPIO è “floating”. E questo causa un comportamento molto bizzarro del sistema, del quale mi sono accorto in fase di test: apro la finestra, faccio girare il codice e vedo dei “rimbalzi” sullo stato di una variabile. Monitoro il GPIO e questo cambia allegramente stato per i fatti suoi. Controllo lo schema, mi percuoto e faccio ammenda.

Ho corretto lo schema. Adesso il GPIO è collegato ad un pull-up con un 10k e la finestra è collegata verso la massa: finestra chiusa piedino a livello logico basso, finestra aperta piedino a livello logico alto grazie al pull-up.

Ogni tanto l’angolo del ciambotto deve essere rispolverato!

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Addio AccaEffe

Quando ho iniziato ad ascoltare le HF era una sera d’estate ed avevo un vecchio ricevitore sotto le mani. Era uno scatolone immenso nelle mie mani e ricordo perfettamente l’emozione che ho provato nel sentire tutti quei suoni e quelle stazioni radio. Mi sono fatto dare un foglio di carta da mio zio ed ho preso un sacco di appunti. Doveva essere il 1990 o il 1991 e con una semplice antenna a stilo, avevi il mondo dentro casa.

Gli anni passano, arrivano i computer, gli alimentatori switching. I led ed i televisori al plasma. I motorini 2 tempi sono ormai delle mosche bianche (con il loro allegro scoppiettare che il noise blanker non cancellava manco a morire). Arriva Internet, portando con se contenuti e servizi nuovi e soprattutto l’immediatezza della comunicazione. I satelliti sono sempre di più, aumenta la loro efficienza energetica e in molti capiscono che le HF, con le loro antennone, i programmi di previsione della propagazione e le bizzarrie del sole, possono avvicinarsi alla pensione. Arrivano anche gli impianti fotovoltaici, i regolatori chopper e tutto il mondo dello “switching”: piccolo, freddo e rumoroso. La rete in casa si distribuisce con la power-line, in casa entra la ADSL con il suo “spettrone”.

Sempre meno persone si accorgono del fatto che le HF sono diventate rumorose come un asilo durante la ricreazione. Sono piene man-made noise. Nel mio precedente appartamento avevo una posizione brutta, in mezzo alla città, ma riuscivo ad ascoltare qualche cosa. Nel mio nuovo alloggio ho rumore a fondo scala fino a 28MHz. Vietato ascoltare qualsiasi cosa. Ho installato una antenna verticale bellissima fatta da IW2EN, ho acceso il ricevitore e fine del gioco: non si sente nulla.

 

Allora ho provato con un antenna loop di IZ3ZUJ (qualche informazione si trova qui), la ho montata di notte pur di averla sul tetto. L’antenna è bellissima ma quando ho acceso il ricevitore è stato una completa sconfitta: rumore ovunque.

Faccio il punto:

  • sono in una posizione che, radiantisticamente parlando, è una schifezza;
  • Ho noise (di origine sconosciuta) su tutte le bande;
  • Il tempo per fare ascolti ed altri esperimenti è davvero pochissimo;
  • La passione per le HF è molto calata: quello che volevo fare lo ho fatto (contest, cw, fonia, rtty, pactor, hf-fax, etc etc);

Ho deciso di smontare e vendere la mia Delta Loop, per quanto sia una delle più belle e impressionanti antenne che io abbia avuto. Non solo. Penso che prenderò anche il mio amatissimo Ts-440 e lo metterò in un armadio (in modo che non prenda umido). Il tempo delle HF per adesso è finito, magari ne riparliamo tra 10 anni. Sempre con il TS440 ed i miei tasti telegrafici.

Adesso devo solo inventarmi una applicazione per quel cavo che viene giù dal tetto… ma una mezza idea già mi frulla in testa e non riguarda certo le HF!

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Erano i tempi

20 anni fa. 1997, nasceva il progetto iRGP ad opera di alcuni studenti della facoltà di ingegneria dell’allora Università Degli Studi di Ancona.

Alessandro, Adelmo, Andrea e Maurizio, tutti radioamatori e tutti appassionati di computer, telecomunicazioni e smanettamenti vari. Il progetto nacque a seguito di alcune riunioni, tenute nell’auletta dell’associazione studentesca Gulliver, ed aveva lo scopo di creare un gateway TCP/IP per l’accesso alla rete radioamatoriale.

In quegli anni il traffico dati radioamatoriale era effettuato prevalentemente in AX.25, utilizzando modem in AFSK alla velocità di 1200bps, 9600bps o maggiori. I dati viaggiavano ripetuti da digipeaters che erano installati e mantenuti da radioamatori in modo da creare una complessa ed intricata rete internazionale. Ricordo con molta nostalgia le serate passate a saltare da digi a digi, alla scoperta di percorsi nuovi per accedere a qualche BBS.

Vi erano poi dei digi particolari che consentivano di accedere alla rete “internet” e di veicolare i dati in altri continenti. Questi digi erano gateway tcp/ip che accettavano la connessione degli utenti in AX.25 o in tcp/ip over AX.25. I radioamatori avevano una rete di classe A a loro dedicata (44.0.0.0/8) con tanto di numeratori nazionali e regionali. Chiunque poteva chiedere un indirizzo IP ed utilizzarlo (con Linux o il mitico JNOS) per accedere alle risorse internet per i radioamatori.

Questo consentiva una enorme espansione delle possibilità di comunicazione in quanto il traffico era veicolato dalla rete internet commerciale: entravi in rete ad Ancona e sbucavi dove volevi.

Il nostro progetto era ambizioso ma riuscimmo a portarlo a termine. La stazione vide la luce nel 1999 (inaugurata nel 2000) e rimase attiva fino al 2007 quando ci rendemmo conto che non vi era più interesse verso questo sistema: tutti avevano la ADSL a casa e questo tipo di connettività era ormai obsoleto. M

Furono 5 anni di lavoro intenso, di grandi soddisfazioni e grandi incazzature. Abbiamo portato qualche cosa di nuovo nel panorama dei radioamatori della zona. Abbiamo avuto grandi fan (Nando, I6JKW) e qualche detrattore, ma, cosa più importante, abbiamo imparato molto.

Attraverso la wayback machine è possibile ricostruire e ricordare quegli anni ruggenti.

2001  una delle prime versioni del sito radiogw1.unian.it

2002 il nuovo sito web

2007 la versione finale e finita.

 

 

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