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Le avventure del KOBO

Ottobre 2016, compero il mio primo e-book reader.
Ottobre 2017, celebro la morte del mio primo e-book reader.

Il KOBO Aura (N514) mi ha regalato un anno di lettura davvero spensierata, corredato della sua bella custodia protettiva. Due giorni fa è caduto a terra, di lato. Non mi sono preoccupato della cosa, visto che l’apparato non ha mostrato malfunzionamenti. Lo ho usato per circa 1 ora senza problemi, ho finito di leggere un libro e ne ho iniziato un altro.

Alla successiva riaccensione mi sono reso conto che lo schermo dava segni di squilibrio, con una sezione che era sensibile al tocco ma non aggiornava il contenuto. Una rapida ricerca in rete ha dimostrato che la causa poteva essere il vetro rotto.

Ho smontato l’oggetto, non senza qualche difficoltà. Aprire un KOBO è un po’ complesso. Si può smontare in due modi, dallo schermo o dal bordo. Se si ha necessità di rimpiazzare lo schermo si deve procedere ad uno smontaggio completo. Consiglio di rimuovere prima l’elettronica, in modo da potere scollegare agevolmente i cavi di controllo dello schermo.

Accedere all’elettronica è semplice, basta usare un taglierino molto affilato ed infilarlo nello spazio tra il guscio posteriore e la plastica di abbellimento.

 

Sono presenti dei ganci in plastica che possono essere sganciati con un plettro, una volta che si è creato lo spazio per il suo inserimento. In questa foto si possono apprezzare ed è possibile capire la loro distanza dal bordo del dispositivo.

Lo schermo lo ho rimosso con due plettri per chitarra elettrica (Fender Thin e Dunlop 0.73), facendoli passare nella fessura dello schermo e togliendo il potente biadesivo nero presente. Attenzione che nella parte bassa della cornice sono presenti i flat cables di collegamento con il display, meglio non danneggiarli.

Per cercare un ricambio adeguato è necessario conoscere il codice del display, ed è possibile leggerlo sul flat cable:

Purtroppo non ho potuto procedere alla riparazione in quanto il ricambio costa mediamente una 55na di dollari. Troppo in considerazione del fatto che il dispositivo nuovo ne costa 99.

Alcuni siti che possono essere utili per trovare informazioni:

e-ink-reader

aliexpress

Appena ne ricompero uno nuovo, cambio custodia!

Maledetto ossido!

Situazione: sensore di temperatura collegato alla cubieboard attraverso un breve cavo e due connettori a passo 2.54mm. Tutto funziona regolarmente. All’improvviso ieri sera, noto che i dati del sensore meteo non si aggiornano più.

Faccio una scansione del bus I2C e, meraviglia delle meraviglie, non trovo nulla. Bizzarro, non ci sono stati sbalzi di tensione, fulmini, black-out. Sono giorni che non salgo di sopra a fare un giro.

Ipotizzo che sia un problema di ossidazione, dato dalla mostruosa combinazione di umidità e temperatura che regna sovrana in quel luogo. Per dare credito alla mia ipotesi non tocco nulla, mi reco al solito negozio di materiale elettronico (Electronic Fittings) e compero uno spray disossidante della DUE-CI: il R-11 contact cleaner.

Lo spruzzo direttamente nella femmina del connettore al quale è collegato il sensore e invio un timido comando “i2cdetect -y 1”. Meraviglia delle meraviglie, tutto torna a funzionare. Dalla prossima volta si salda tutto!

 

L’angolo del ciambotto.

Se dovessimo giudicare la nostra civiltà da quello che si vede in rete, avremmo una visione un po’ distorta: pieno di fotografi ovunque, che si destreggiano impavidi negli spazi di colore più impensati. Sportivi ovunque che riprendono e pubblicano video in ogni dove. Soprattutto un tasso enorme di geni, visto che sui blog tutti i progetti funzionano, danno i risultati sperati, non si guastano mai.

Io invece faccio delle foto discutibili, posto anche i video di quando mi parte l’anteriore a motocross e voglio dedicare un post alla mia ultima cialtronata.

Devo monitorare lo stato di una finestra con la (infame) CubieBoard. Bene, prendo un sensore magnetico e lo collego al GPIO. Ottimo.

Fantastico vero? Un occhio meno “rincoglionito” del mio, noterà sicuramente che se il contatto sulla finestra è aperto, il piedino della GPIO è “floating”. E questo causa un comportamento molto bizzarro del sistema, del quale mi sono accorto in fase di test: apro la finestra, faccio girare il codice e vedo dei “rimbalzi” sullo stato di una variabile. Monitoro il GPIO e questo cambia allegramente stato per i fatti suoi. Controllo lo schema, mi percuoto e faccio ammenda.

Ho corretto lo schema. Adesso il GPIO è collegato ad un pull-up con un 10k e la finestra è collegata verso la massa: finestra chiusa piedino a livello logico basso, finestra aperta piedino a livello logico alto grazie al pull-up.

Ogni tanto l’angolo del ciambotto deve essere rispolverato!

Addio AccaEffe

Quando ho iniziato ad ascoltare le HF era una sera d’estate ed avevo un vecchio ricevitore sotto le mani. Era uno scatolone immenso nelle mie mani e ricordo perfettamente l’emozione che ho provato nel sentire tutti quei suoni e quelle stazioni radio. Mi sono fatto dare un foglio di carta da mio zio ed ho preso un sacco di appunti. Doveva essere il 1990 o il 1991 e con una semplice antenna a stilo, avevi il mondo dentro casa.

Gli anni passano, arrivano i computer, gli alimentatori switching. I led ed i televisori al plasma. I motorini 2 tempi sono ormai delle mosche bianche (con il loro allegro scoppiettare che il noise blanker non cancellava manco a morire). Arriva Internet, portando con se contenuti e servizi nuovi e soprattutto l’immediatezza della comunicazione. I satelliti sono sempre di più, aumenta la loro efficienza energetica e in molti capiscono che le HF, con le loro antennone, i programmi di previsione della propagazione e le bizzarrie del sole, possono avvicinarsi alla pensione. Arrivano anche gli impianti fotovoltaici, i regolatori chopper e tutto il mondo dello “switching”: piccolo, freddo e rumoroso. La rete in casa si distribuisce con la power-line, in casa entra la ADSL con il suo “spettrone”.

Sempre meno persone si accorgono del fatto che le HF sono diventate rumorose come un asilo durante la ricreazione. Sono piene man-made noise. Nel mio precedente appartamento avevo una posizione brutta, in mezzo alla città, ma riuscivo ad ascoltare qualche cosa. Nel mio nuovo alloggio ho rumore a fondo scala fino a 28MHz. Vietato ascoltare qualsiasi cosa. Ho installato una antenna verticale bellissima fatta da IW2EN, ho acceso il ricevitore e fine del gioco: non si sente nulla.

 

Allora ho provato con un antenna loop di IZ3ZUJ (qualche informazione si trova qui), la ho montata di notte pur di averla sul tetto. L’antenna è bellissima ma quando ho acceso il ricevitore è stato una completa sconfitta: rumore ovunque.

Faccio il punto:

  • sono in una posizione che, radiantisticamente parlando, è una schifezza;
  • Ho noise (di origine sconosciuta) su tutte le bande;
  • Il tempo per fare ascolti ed altri esperimenti è davvero pochissimo;
  • La passione per le HF è molto calata: quello che volevo fare lo ho fatto (contest, cw, fonia, rtty, pactor, hf-fax, etc etc);

Ho deciso di smontare e vendere la mia Delta Loop, per quanto sia una delle più belle e impressionanti antenne che io abbia avuto. Non solo. Penso che prenderò anche il mio amatissimo Ts-440 e lo metterò in un armadio (in modo che non prenda umido). Il tempo delle HF per adesso è finito, magari ne riparliamo tra 10 anni. Sempre con il TS440 ed i miei tasti telegrafici.

Adesso devo solo inventarmi una applicazione per quel cavo che viene giù dal tetto… ma una mezza idea già mi frulla in testa e non riguarda certo le HF!

Erano i tempi

20 anni fa. 1997, nasceva il progetto iRGP ad opera di alcuni studenti della facoltà di ingegneria dell’allora Università Degli Studi di Ancona.

Alessandro, Adelmo, Andrea e Maurizio, tutti radioamatori e tutti appassionati di computer, telecomunicazioni e smanettamenti vari. Il progetto nacque a seguito di alcune riunioni, tenute nell’auletta dell’associazione studentesca Gulliver, ed aveva lo scopo di creare un gateway TCP/IP per l’accesso alla rete radioamatoriale.

In quegli anni il traffico dati radioamatoriale era effettuato prevalentemente in AX.25, utilizzando modem in AFSK alla velocità di 1200bps, 9600bps o maggiori. I dati viaggiavano ripetuti da digipeaters che erano installati e mantenuti da radioamatori in modo da creare una complessa ed intricata rete internazionale. Ricordo con molta nostalgia le serate passate a saltare da digi a digi, alla scoperta di percorsi nuovi per accedere a qualche BBS.

Vi erano poi dei digi particolari che consentivano di accedere alla rete “internet” e di veicolare i dati in altri continenti. Questi digi erano gateway tcp/ip che accettavano la connessione degli utenti in AX.25 o in tcp/ip over AX.25. I radioamatori avevano una rete di classe A a loro dedicata (44.0.0.0/8) con tanto di numeratori nazionali e regionali. Chiunque poteva chiedere un indirizzo IP ed utilizzarlo (con Linux o il mitico JNOS) per accedere alle risorse internet per i radioamatori.

Questo consentiva una enorme espansione delle possibilità di comunicazione in quanto il traffico era veicolato dalla rete internet commerciale: entravi in rete ad Ancona e sbucavi dove volevi.

Il nostro progetto era ambizioso ma riuscimmo a portarlo a termine. La stazione vide la luce nel 1999 (inaugurata nel 2000) e rimase attiva fino al 2007 quando ci rendemmo conto che non vi era più interesse verso questo sistema: tutti avevano la ADSL a casa e questo tipo di connettività era ormai obsoleto. M

Furono 5 anni di lavoro intenso, di grandi soddisfazioni e grandi incazzature. Abbiamo portato qualche cosa di nuovo nel panorama dei radioamatori della zona. Abbiamo avuto grandi fan (Nando, I6JKW) e qualche detrattore, ma, cosa più importante, abbiamo imparato molto.

Attraverso la wayback machine è possibile ricostruire e ricordare quegli anni ruggenti.

2001  una delle prime versioni del sito radiogw1.unian.it

2002 il nuovo sito web

2007 la versione finale e finita.

 

 

tempus fugit!

Il tempo corre, vola e qualche volta regala qualche sorpresa. Come quella di fare giungere uno dei miei server “storici” a quota 2000 giorni di UPTIME. L’ultimo reboot del server risale al 30 Aprile 2011. Dal punto di vista “sistemistico” è una boiata clamorosa. Dal punto di vista “elettronico” è un buon record, soprattutto se si pensa che la macchina è del 2004 ed è completamente originale.

Si tratta di un DELL PowerEdge SC1600, con sistema operativo Debian. Lunga vita al server e (almeno) altri 2000 giorni di uptime!

 

Pedala!

Agosto 2016, sono ormai 4 mesi che mi dedico alla corsa. Ho cambiato scarpe, allenamento e sono davvero contento dei risultati. Parto per la mia corsetta pomeridiana e, a 600m da casa, scivolo su un mucchio di aghi di pino adagiati su un tombino e cado. La caviglia è ridotta malino, ha una subito un notevole stress meccanico ed è gonfia come un pallone. Il mio osteopata mi proibisce la corsa per un tempo quantificato in  “vedremo”.

In montagna, durante le ferie, scopro che la bicicletta ha un effetto piacevole sulla caviglia. Il gonfiore cala e la mobilità aumenta. Decido di anticipare l’acquisto della bici, progetto che era già in fase di studio da tempo.

Come ho scelto la bici? Partendo dal budget, leggendo molti forum e chiedendo ad alcuni esperti del settore. Il budget è presto stabilito: sotto i 1000 euro. Secondo step, decidere il raggio delle ruote: 26, 27,5 o 29? Qui entrano in gioco gli esperti che, vista la mia fisicità, consigliano l’acquisto di un 29″. Questo taglia fuori immediatamente la grande distribuzione sportiva, che non produce bici con ruote di queste dimensioni. Inizio a documentarmi online e definisco una rosa di alternative:

Indeciso tra le contendenti, ho la possibilità di visitare un negozio (ARMARI Cicli a Dimaro) presso il quale vedo e tocco con mano la KTM Ultra SPORT. E’ amore a prima vista, mi viene anche chiarito che il telaio per me è un 21″ taglia L. In zona Ancona la bici è introvabile, decido quindi di acquistarla direttamente in Trentino.

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Le caratteristiche salienti sono:

  • Telaio in alluminio;
  • Forcella Suntour Raidon XC LO-R, 29-100T (air)
  • Guarniture Shimano Deore M612 40-30-22
  • Cassetta Shimano  HG50-10 11-36
  • Pedali Shimano A530 SPD
  • Freni a disco Shimano RT54 CL 180/180

Appena arrivata la bici ho deciso di portarla presso un negozio locale (Cingolani) per il setup di rito: regolazione della altezza e della inclinazione della sella, altezza manubrio e  distanza attacchi. Il servizio è impeccabile ed in 40 minuti mi trovo una bici cucita addosso.

Dopo la immancabile visita da Decathlon per l’acquisto di abbigliamento adeguato, mi ritrovo alleggerito nel portafoglio ma pronto alla grande impresa sportiva. Sono alle primissime uscite, la fatica è tanta, il fiato pochissimo (30 giorni di inattività sono tantissimi) e l’agilità bassa. Malgrado tutto si va avanti, anche se in salita la KTM che avevo prima era decisamente “meno faticosa”.

AIS – Ouch! Downtime

We have been offline for quite 6 days in the last week. The receiver suddenly stopped to forward data on the ethernet. The issue was caused by some blown capacitors in the DC unit. After some “recapping” the receiver was able to wrork flawlessy for a couple of hours before getting stuck again.

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After investingatin the problem I decided to remove the 5V regulator and installa a cold switching unit. The receiver is back online. Let’s keep finger crossed!

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Astenersi Perditempo

Da quando sono bambino, leggo con interesse le sezioni annunci dei giornali. Quando ero un assiduo frequentatore della banda CB, cercavo in quegli annunci gli apparati dei miei sogni, le antenne che non potevo montare e tutti gli accessori che mi piacevano. Una cosa che mi ha sempre colpito era la frase: “astenersi perditempo”. Mi ha sempre colpito perchè mi sono chiesto: “ma quante persone vuoi che ti chiamino per avere informazioni e non comperare nulla?”-

Da qualche tempo ho messo in vendita la moto, utilizzando un paio di canali noti per la loro diffusione: il sito moto.it ed il sito subito.it Mi sono immediatamente ricordato della frase “astenersi perditempo” che leggevo da bambino. In questo mesi le persone che mi hanno chiamato sono catalogabili, in quelli che:

  • “domani vengo a vedere la moto e la porto via”;
  • “venderesti separatamente ….”;
  • “mi potresti mandare delle foto dettagliate”;
  • “ti offro 1500 euro in meno, ci stai?”;
  • “permuteresti la moto con una macchina/moto/Stralis “;

Per tutti, una sola categoria: perditempo!. Molti di questi, dopo che tu hai mandato le foto fatte con la reflex in cui si riesce a leggere il DNA dei moscerini, scompaiono nella rete e se chiedi loro un feedback non rispondono.

Continuerò a non mettere la clausola “astenersi perditempo” nei miei annunci ed a farmi delle risate ogni volta che mi arriva una mail o squilla il telefono.

PS: fino ad oggi solo un compratore si è dimostrato eccellente. Quello che ha preso la moto da cross. Mi ha telefonato la mattina, a pranzo ha preso la moto. Così si fa!

Run bayb run!

Premessa: non sono un appassionato della corsa. Lo faccio per cercare di tenermi in forma, in quanto ritengo che questa attività mi offra il migliore rapporto benefici/tempo ed in quanto è un buon modo per scaricare le tensione nervosa accumulata davanti al monitor del PC.

Da quando mi sono avvicinato al mondo della corsa, ho sempre cercato di utilizzare tutti i modi possibili per entrare in competizione con me stesso e garantirmi una notevole continuità di sforzo ed allenamento. Il primo step è stato quello di acquistare delle buone scarpe: grazie ad un amico ho imparato l’importanza della corretta scarpa nella corsa. Poi sono entrati i gadget tecnologi per tracciare il percorso: un gps portatile prima, il telefono dopo e l’orologio recentemente.

Per quanto riguarda le scarpe, il primo treno sono state delle fantastiche Saucony Triumph 7. Le ho aacquistate nel 2010 e sono durate moltissimo. Arancioni, tamarrissime! Le ho usate come scarpe da lavoro fino a pochi mesi addietro. Dopo le Saucony sono arrivate delle Brooks Glycerin 10, acquistate nel 2012 e che ancora utilizzo per fare qualche camminata o per andare al lavoro. Le nuove calzature sportive adesso sono delle Asics Gel Kayano 20.

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Per tracciare il percorso, il primo compagno di avventure è stato un GPS logger, acquistato su Ebay per una manciata di euro. Ha sempre fatto in modo egregio il suo lavoro, anche se il processo di download dei dati era piuttosto macchinoso. Appena ho acquistato il primo smartphone, il logger è diventato una AP sul telefono.

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Per molti anni mi sono appoggiato a RunKeeper. Poi ho utilizzato Google MyTracks ed infine sono approdato a Runtastic.

Ultimamente ho abbandonato lo smartphone per il tracking del percorso a vantaggio dell’uso di uno smartwatch. I motivi sono facilmente intuibili: minore peso, minore ingombro, zero telefonate, maggiore robustezza ed impermeabilità. Dopo qualche settimana di studio ho deciso di acquistare il TomTom Runner 2 (senza cardio). Ad oggi mi ritengo completamente soddisfatto del mio attuale setup di corsa e dei risultati ottenuti.

Ci vediamo per strada?