Astenersi Perditempo

Da quando sono bambino, leggo con interesse le sezioni annunci dei giornali. Quando ero un assiduo frequentatore della banda CB, cercavo in quegli annunci gli apparati dei miei sogni, le antenne che non potevo montare e tutti gli accessori che mi piacevano. Una cosa che mi ha sempre colpito era la frase: “astenersi perditempo”. Mi ha sempre colpito perchè mi sono chiesto: “ma quante persone vuoi che ti chiamino per avere informazioni e non comperare nulla?”-

Da qualche tempo ho messo in vendita la moto, utilizzando un paio di canali noti per la loro diffusione: il sito moto.it ed il sito subito.it Mi sono immediatamente ricordato della frase “astenersi perditempo” che leggevo da bambino. In questo mesi le persone che mi hanno chiamato sono catalogabili, in quelli che:

  • “domani vengo a vedere la moto e la porto via”;
  • “venderesti separatamente ….”;
  • “mi potresti mandare delle foto dettagliate”;
  • “ti offro 1500 euro in meno, ci stai?”;
  • “permuteresti la moto con una macchina/moto/Stralis “;

Per tutti, una sola categoria: perditempo!. Molti di questi, dopo che tu hai mandato le foto fatte con la reflex in cui si riesce a leggere il DNA dei moscerini, scompaiono nella rete e se chiedi loro un feedback non rispondono.

Continuerò a non mettere la clausola “astenersi perditempo” nei miei annunci ed a farmi delle risate ogni volta che mi arriva una mail o squilla il telefono.

PS: fino ad oggi solo un compratore si è dimostrato eccellente. Quello che ha preso la moto da cross. Mi ha telefonato la mattina, a pranzo ha preso la moto. Così si fa!

Run bayb run!

Premessa: non sono un appassionato della corsa. Lo faccio per cercare di tenermi in forma, in quanto ritengo che questa attività mi offra il migliore rapporto benefici/tempo ed in quanto è un buon modo per scaricare le tensione nervosa accumulata davanti al monitor del PC.

Da quando mi sono avvicinato al mondo della corsa, ho sempre cercato di utilizzare tutti i modi possibili per entrare in competizione con me stesso e garantirmi una notevole continuità di sforzo ed allenamento. Il primo step è stato quello di acquistare delle buone scarpe: grazie ad un amico ho imparato l’importanza della corretta scarpa nella corsa. Poi sono entrati i gadget tecnologi per tracciare il percorso: un gps portatile prima, il telefono dopo e l’orologio recentemente.

Per quanto riguarda le scarpe, il primo treno sono state delle fantastiche Saucony Triumph 7. Le ho aacquistate nel 2010 e sono durate moltissimo. Arancioni, tamarrissime! Le ho usate come scarpe da lavoro fino a pochi mesi addietro. Dopo le Saucony sono arrivate delle Brooks Glycerin 10, acquistate nel 2012 e che ancora utilizzo per fare qualche camminata o per andare al lavoro. Le nuove calzature sportive adesso sono delle Asics Gel Kayano 20.

triumph_7 110118-749_LG

kayano_20

Per tracciare il percorso, il primo compagno di avventure è stato un GPS logger, acquistato su Ebay per una manciata di euro. Ha sempre fatto in modo egregio il suo lavoro, anche se il processo di download dei dati era piuttosto macchinoso. Appena ho acquistato il primo smartphone, il logger è diventato una AP sul telefono.

logger tomtom2

Per molti anni mi sono appoggiato a RunKeeper. Poi ho utilizzato Google MyTracks ed infine sono approdato a Runtastic.

Ultimamente ho abbandonato lo smartphone per il tracking del percorso a vantaggio dell’uso di uno smartwatch. I motivi sono facilmente intuibili: minore peso, minore ingombro, zero telefonate, maggiore robustezza ed impermeabilità. Dopo qualche settimana di studio ho deciso di acquistare il TomTom Runner 2 (senza cardio). Ad oggi mi ritengo completamente soddisfatto del mio attuale setup di corsa e dei risultati ottenuti.

Ci vediamo per strada?

CubieBoard: Monitoraggio presenza tensione

Nella nuova dimora accade, ogni tanto, che la fornitura di energia elettrica risulti un po’ ballerina. Ci sono stati dei casi di black-out molto prolungato che hanno messo a dura prova i miei UPS, portando le battarie all’esaurimento e creando qualche attimo di panico con il NAS.

Per questo ho deciso di implementare un sistema di monitoraggio della tensione di rete, che fosse in grado di:

  • rilevare l’assenza della tensione di rete;
  • comunicare via mail l’evento;
  • inviare mail periodiche in caso di perdurare del balck-out;
  • spegnere in modo graceful NAS.

La cosa è stata più facile sulla carta che non da vero, come sempre. In effetti ho dovuto lottare con le I/O della Cubieboard (come ho descritto in questo articollo).

CubieBoard. GPIO e che fatica!

Il rilevatore di tensione lo ho realizzato implementando uno schema che ho trovato in rete. Si tratta di utilizzare un piccolo trasformatore di tensione 220V -> 5V e di connetterlo ad un GPIO della Cubieboard attraverso un regolatore di tensione a 3.3V. Il trasformatore sarà collegato ad una presa di energia elettrica non servita da UPS. Al momento del black-out, la tensione in uscita dal trasformatore passa a 0 e lo stato logico del piedino di I/O della Cubieboard è 0. Lo schema è semplice ed efficace, solo che occorre mettere in conto che il trasformatore, consuma (pochissimo ma….).

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A questo punto ho quindi un sistema hardware che è in grado di creare un evento su un PIN della Cubieboard in caso di Black-Out. Il software è stato scritto in “bash” (strano vero?) . Lo script viene eseguito ogni minuto dal crontab e verifica lo stato del piedino di monitor. In caso sia a livello logico alto non succede nulla, in caso sia a livello 0 inizia una complessa routine per la gestione degli alert e degli eventi. Il funzionamento dello script si basa su alcuni files che vengono creati in /tmp/ e che contengono flag o timestamp per tenere traccia di quello che sta succedendo. Forse non è il modo migliore di programmare, ma questo è ciò che riesco a fare.

Una volta approntato il software è necessario configurare alcuni aspetti del sistema operativo, per fare in modo che le mail vengano inviate utilizzando Gmail. Per questo mi sono avvalso di una guida reperibile a QUESTO indirizzo.

Visto che avevo le mani  sulla tastiera, mi sono anche divertito a configurare l’applicazione Telegram sulla piattaforma Cubieboard. In effetti lo step due dello sviluppo del sistema sarà quello di abilitare anche il controllo bidirezionale del sistema via Telegram (per adesso è solo una idea, il tempo per lo sviluppo del codice e delle idee è sempre pochissimo).

Per quanto riguarda la programmazione in bash, il web è pieno di tutorial base o avanzati, basta sapere cercare un po’ su Google.

Per lo spegnimento del QNAP l’unica strada percorribile è quella di effettuare login sul sistema utilizzando SSH e dare il comando “halt”. Il comando poweroff non è altrettanto efficace e rischia di lasciare alcune parti del sistema attive. Per effettuare il login con il protocollo ssh sul NAS occorre utilizzare i certificati, in modo che non siano richieste le credenziali di autenticazione. Una guida alla configurazione si trova QUI.

Il codice è scaricabile dalla sezione DOWNLOAD del sito, nella sezione “Software”.

 

Amerigo Vespucci

Oggi è arrivata ad Ancona la nave Amerigo Vespucci, qualche informazione si trova QUI e sopratutto QUI. Per l’occasione ho voluto verificare che il sistema AIS la avesse tracciata in modo corretto. In effetti il sistema installato presso l’Università è stato in grado di tracciare l’arrivo della Nave:

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E la sua presenza a poche miglia di distanza da Ancona:

Immagine01

Il sistema di Marinetraffic.com, potendo contare su dati aggreggati da un grande numero di ricevitori, fornisce una completa visione della rotta:

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E sicuramente una grafica più accattivante:

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Però… ci siamo anche noi!

Chernobyl

 

 

Io c’ero. Ed ero un bambino. Ero in Toscana all’epoca ed il distrastrò è accaduto di venerdi, il 26. Ricordo che la notizia in Italia non era arrivata subito, per via dell’atteggiamento dell’allora Unione Sovietica, che tendeva a minimizzare l’accaduto.

Ho dei ricordi spot, sono passati 30 anni da quel momento. Ricordo che ci fu un accaparramento di generi alimentari, soprattutto latte a lunga conservazione, e pasta. Noi avevamo comperato due scatoloni di latte (24 confezioni) come se avesse dovuto durare per una vita. E ricordo che molte caserme vennero equipaggiate con contatori Geiger da installare in giardino, per monitorare l’andamento della radioattività nell’aria. Si seguivano i telegiornali in tutte le edizioni e lo stato di ansia e di appensione era notevole. Questa volta in “nemico” era invisibile, subdolo e duraturo.

Ricordo bene che l’immagine della centrale mi si “impresse” nella mente, con quei contorni sfuocati e poco definiti, quasi fosse una apparizione spettrale.

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Quell’evento ha segnato una generazione, ha condotto al “referendum sul nucleare” ed ha segnato molto la popolazione. Non ha insegnato nulla, visto che in Giappone si è verificato un evento parimenti tragico (anche se per cause totalmente differenti). Se ne parla anche qui.

A distanza di tanti anni la mia passione per la vicenda Chernobyl è immutata. In occasione del trentennale dell’avvenimento, segnalo alcuni siti che devono fare parte della cultura di chi un quagli anni “c’era”.

La migliore fonte di informazioni su Chernobyl prima, durante e dopo è sicuramente Elena Filatova. Nel suo sito c’è uno dei racconti più belli che io abbia mai letto sulla vicenda. E’ disponibile anche in Italiano, ma in Inglese fa impazzire. Da leggere tutto in un fiato!

Elena Filatova: Land of Wolves Pluto’s Realm Video e FotoAfterWord2009 2010   

Molte informazioni si trovano anche su Wikipedia in Italiano ed in Inglese.

Segnalo poi un interessantissimo sito che si chiama English Russia e pubblica reportage fotografici fatti da blogger Russi. Questi raccontano la Russia di oggi e di ieri senza filtri politici, testimoniando il degrado di un impero e di una superpotenza. Molte delle foto non si discostano da quello che vediamo in molti quartieri delle nostre città “dormitorio”. Loro non sono peggio di noi. Sono solmante più grandi ed hanno molti più scenari di degrado.

Veicoli abbandonati Visita a PripyatReazione All’incidente

Il mio sogno rimane quello di potere visitare una volta nella vita Pripyat. Chissà che prima o poi non ci riesca!

 

 

Il TS-440

Forse ne avevo paralato un in post precedente. Recentemente ho deciso di rimettere in piedi la stazione radioamatoriale. Non avrò tempo da dedicarle, se non qualche minuto a settimana, ma il fatto di potere accendere la radio e sentire qualche OM e qualche segnale lontano ha sempre il suo fascino.

Per l’occasione, oltre ad acquistare un FT-857 usato (che lavorerà in VHF ed UHF) ho rispolverato il mio vecchio e fido TS-440. Ancora ricordo il momento in cui è arrivato “dentro casa”. Ero da nonna e, per una serie di coincidenze molto fortuite, acquistammo questo ricetrasmettitore. La voglia di usarlo era tale che lo collegai ad un alimentatore da 12A e lo accesi subito. Ricordo che passai tutta la notte insonne, a leggere il manuale e all 6 ero già davanti al suo S-Meter. Passai la giornata ad esplorare le HF a segnare su un pezzo di carta nomi di stazioni e di suoni. Andò avanti così per parecchi giorni, io completamente rapito dal fascino del radioascolto.

Sono passati parecchi anni da quei giorni di entusiasmo e di curiosità, e questi due elementi sono immutati. Certo io ho qualche anno in più, non posso permettermi di fare le 3 per sentire la radio, ma il 440 è ancora sulla mia scrivania. Come allora.

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Prima di riaccenderlo ho deciso di farlo “restaurare”. Non mi mancano gli strumenti e, forse, la competenza. Quello che mi manca è l’esperienza in questo genere di lavori e il tempo. Per fortuna il mio laovoro mi ha insegnato a capire dove devo fermarmi. Pertanto mi sono affidato alle sapienti mani di un tecnico esterno, in quale, inconsapavolmente, ha preso in mano un radio e tutte le emozioni che provo quando la accendo. Ed il tecnico è stato bravo e veloce, ha fatto un ottimo lavoro e, per un prezzo decisamente accettabile, mi ha restituito la radio rimessa a nuovo.

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Siete curiosi? Fategli una telefonata, vi accorgerete che siete in buone mani anche dal modo in cui parla al telefono. Un tecnico di altri tempi, con modi ed eloquio di altri tempi. Tempi romantici ed emozionanti, come le radio che ripara.

Carlo Bianconi 051 5878825

Gli aeroplani

La mia prima esperienza con la decodifica del sistema ADS-B risale a qualche anno fa. Avevo giocato con un bellissimo ricevitore della Kinetic Avionic e con il suo programma Basestation.

Mi sono nuovamente cimentato con questa attività, mettendo in campo una chiavetta basata su RTL2832U e tuner 802T. L’antenna è (udite udite…) autocostruita, realizzata qualche anno fa e lasciata a fermentare sul davanzale dell’ufficio. Lo schema è quello presentato sul numero di Aprile di RadioKit Elettronica da Alberto Zanutto. Lo schema si trova anche in giro per la rete.

 

Il tutto è collegato alla ormai immancabile Cubieboard che funge da server. Per fare delle prove in locale ho usato il software rtl_adsb, che restituisce tutti i dati raw. Dopo queste prime prove, ho rediretto l’output del programma su un socket:
rtl_adsb | netcat -lp 8080

PLanes_03

Per decodificare i dati RAW ho trovato un fantastico programma scritto da Joerg Bredendiek. Questi mantiene un sito davvero ricchissimo di  informazioni, che vi invito a visitare (anche se la lingua potrebbe essere un ostacolo). Il software da lui scritto si chiama adsbscope27 e si può scaricare da qui. Funziona molto bene e consente anche la connessione come client di rete.

Dopo qualche ora di funzionamento sono riuscito a ricevere moltissime informazioni e mi possono davvero ritenere soddisfatto. Considerando la PESSIMA posizione della mia antenna e della mia casa, riuscire a ricevere qualche cosa è davvero un miracolo.

PLanes_02

E adesso? Adesso sto pensando di mettere i dati a disposizione del sistema flightradar24, in quanto la ricezione in questo modo è divertente ma… dopo che ho visto che funziona… mi annoia!

Buon divertimento!!!

Portatile… muto!

Da qualche tempo lavoro con un ottimo DELL Latitude E6430. All’improvviso, il 6 febbraio 2016 è diventato muto. Nessun sengo di vita dagli speaker. Controllando sul pannello di controllo, le impostazioni audio erano corrette, le schede riconosciute. Nel pannello audio, facendo eseguire i test, ottenevo la risposta: Impossibile Riprodurre Suono di Prova.

Stanco di usare una scheda audio USB, mi sono messo a cercare in rete ed ho trovato che queto problemino può essere causato dai drivers IDT. Mi sono quindi armato di “Revo Uninstaller Pro” ed ho rimosso tutto i riferimenti ai drivers originali IDT.

Un riavvio, qualche attimo et voila, il portatile ha ripreso a riprodurre suoni.

CubieBoard. GPIO e che fatica!

Per realizzare un progettino di cui parlerò tra qualche tempo, mi sono imbattuto nella necessità di lavorare con il GPIO della Cubieboard2. Alcune considerazioni:

  • la documentazione è pessima, questo riguarda tutto il progetto. Quindi, nessuna nuova!
  • Le GPIO sono a passo 2mm davvero scomode.

La mia CB monta un sistema operativo Debian 8.3 MainLine, come descritto QUI. Pertanto

The Allwinner-specific script.bin isn’t needed anymore.

L’accesso alla GPIO si effettua direttametne da SYSFS, solo che occorre “pescare” il PIN giusto. Per fare questo innanzitutto si individua il PIN FISICO sul quale vogliamo operare: io ho scelto il pin 17 del connettore U15 (ponendo la scheda con la alimentazione in basso, è il connettore sulla destra). Il PIN17 si chiama CSI1-D6. Guardando su questo schematico (è per la CB con A10 ma non cambia molto a quanto pare), si scopre che questo PIN fa capo al segnale PG10 del System On Chip. Pertanto si può applicare la formuletta trovata qui, per capire come referenziare correttamente il PIN: G-> 7a lettera dell’alfabeto

(numero_lettera_alfabeto – 1) * 32+(numero_pin) —> (7-1)*32+10=202

Per abilitare il PIN occorre digitare:

/bin/echo 202 > /sys/class/gpio/export
/bin/echo in > /sys/class/gpio/gpio202/direction

In qeusto modo, con il comando cat si può ricavare il valore del PIN:

root@cubieboard:~# cat /sys/class/gpio/gpio202/value
1
root@cubieboard:~#

Semplice vero? No. Ho impiegato DUE ore a capire questa cosa.

Maledetti!

Raspberry Terminal Server

Recentemente ho acquistato un giocattolino che mi servirà per studiare: si tratta di router Huawei modello AR1220VW. Una bella macchinina, nulla da dire, che consente di implementare tantissime funzioni.

Il problema è sorto quando ho cercato di condividere l’accesso alla macchina, per consentire ad altre persone di potersi esercitare con quell’hardware. La soluzione dell’accesso via telnet o ssh non è praticabile, in quanto mi costringerebbe a lasciare una interfaccia sempre configurata. Pertanto è necessario accedere via CONSOLE, utilizzando un terminal server.

Come fare per esportare via web una interfaccia seriale in modo BIDIREZIONALE? Viene in aiuto RFC2217 che tuttavia non è supportato da tutti i terminali (in realtà è supportato solo dal buon vecchio KERMIT). Allora occorre inventarsi qualche cosa di diverso: la risposta è arrivata dal programma “shellinabox“. Si tratta di un piccolo applicativo linux che esporta su un socket tutto lo I/O di un programma in esecuzione. Qualche informazione si trova anche QUI.

Io lo ho configurato in questo modo: shellinaboxd -p 4200 -s ‘/:root:root:/:minicom ‘ &

Una volta eseguita questa operazione… fine del gioco. E’ possible collegarsi con il browser alla server ed interagire con il dispositivo seriale.

terminal_server_01

Fichissimo, soprattutto se si pensa che il tutto gira su una raspberry pi 2 e la connessione con il router è effettuata con un adattatore USB-Seriale. Mettendo un Hub USB e altri adattatori è possibile creare una stazione multi terminale in poche, semplici mosse!